«Ubbidii: ella si rituffò e ricomparve lontana nuotando verso la barca della mora, che parve chiamare col fischietto d'oro, che le pendeva al collo per un filo rosso.

«La vedemmo salire sulla barca e non vedemmo altro, perchè la mora l'avvolse subito in un bianco accappatoio.

«Ci allontanammo.

«Carlo non mi prestò più il cannocchiale.

«Ecco come io pure concepisco il bagno, in alto mare guardando la riva lontana e le vele bianche passare all'orizzonte paragonandosi con esse. Vorrei uno scoglio bianco per sedermi con lei al sole e parlare d'amore fra la cocente solitudine del mare e del cielo. Un bacio allora sarebbe sublime; poi tuffarsi ancora, nuotare di conserva come si cammina a braccetto per il viale di un bosco, e ritornando stanche allo scoglio, riposarci l'una in grembo all'altra coprendoci coi capelli, dopo averli torti sul sasso come si scolpiscono le Veneri.

«Poi montare sulla barca, rivestirci: la mora vogherebbe... e io canterei accovacciata ai piedi della marchesa sopra un cuscino...

«È bella!... se trovassi una immagine... Bella come la prima speranza d'amore in un'ora di solitaria voluttà.

«Ho paura che Carlo discorra dell'accaduto allo stabilimento; se lo sapessero che ella ci si è mostrata così... Che importa? ho letto in un romanzo che il pudore è una invenzione moderna dei brutti — credo che abbia ragione.

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«La marchesa mi ha mandato i Nibelungi; queste parole erano segnate colla matita: