« — Che ne pensate de' miei discorsi? mi ha chiesto.

« — Belli...

« — Null'altro? confessatelo, sono stravaganti come io stessa, come tutto e tutti che abbassandosi o sollevandosi escono dalla zona comune. Mostrate al vostro giardiniere la rosa delle Alpi e vi risponderà: Strana! Mostrategli la rosa Gulsad-berk dalle cento foglie e vi risponderà egualmente: e se io dicessi a vostro marito, che è pure un gran giureconsulto: una donna ama una donna con maggior passione dell'uomo più sensibile, di Byron o di Heine, mi risponderebbe: stravaganza — e avrebbe torto come il vostro giardiniere. Ma se io ripeto a voi intelligente quanto bella: il matrimonio è il peggiore fra i contratti ammessi e proibiti dal codice, la famiglia un ergastolo per la passione, la gioventù senza amore il delitto più insensato contro noi stessi e la natura: se vi ripeto che noi donne siamo la poesia e dobbiamo essere i nostri poeti, che Eva amò gli angeli perchè soli la somigliavano ed Eva era sola, mentre Adamo era il cane che veniva a lambirle la mano abbandonata nel languore dell'amplesso celeste... mi ribatterete: stravaganza?

« — Oh! no — Gli amori degli angeli — il mio poema favorito... Ma la passione, e tremavo dolente di contraddirla e curiosa della risposta, è davvero la vita? Noi facciamo sogni stupendi... non sono che sogni...

« — Perchè disperare? Credere ai sogni della mente, sogni di volgari interessi, seguirli, dar loro una forma più consistente del marmo e considerare quelli del cuore come nebbie che il vento debba dissipare ancora prima che il sole le illumini... È un triste piacere quello di lanciare un sasso contro un vaso di porcellana per riconoscerlo fragile. Io accarezzo i miei sogni, e se Sardanapalo offriva un premio per un nuovo piacere, ne offro un altro, fosse un bacio ad un uomo, per un nuovo sogno. Sognare è godere, quindi vivere, ed io voglio sognare...

«Così dicendo la sua testa mi si è languidamente appoggiata sulla spalla, come la testa di Zaraph sulla spalla di Nama.

«Una ciocca de' miei ricci le era rimasta sotto la gota: l'aria bruciava, le foglie ci guardavano immobili, noi pure stavamo immobili.

« — Mio Dio!

« — Le cinque! ho esclamato ascoltando l'orologio.

« — Sognavo...