Roma proclamerà la repubblica quando l'Italia sentirà davvero nella coscienza la propria unità.
Allora Mazzini non potè affermare che la repubblica romana, sapendo benissimo che uccisa all'indomani profitterebbe colla propria morte all'Italia. La repubblica romana proclamata fra il Campidoglio vuoto e il Vaticano deserto chiudeva per sempre le loro due epoche; durando, avrebbe invece negata l'unità italiana. A Roma, non più centro del mondo ma capitale d'Italia, la repubblica non può essere che italiana.
Don Giovanni dai colli di Modigliana non guardava più che a Roma. Le notizie arrivavano peggio che incerte, contradditorie. Nella piazza del paese l'albero della libertà, piantato dalla canaglia nella prima effervescenza della sollevazione, si essiccava al sole del tramonto, visitato tutto il giorno da ogni classe di persone concordi nella stessa ironia. Nei paesi vicini gli stessi alberi erano già stati rovesciati. Quello di Modigliana resisteva ancora senza speranza.
In quel tempo la vita di Don Giovanni fu esercitata da terribili agitazioni. L'energia della sua natura eroica lo avrebbe spinto a marciare su Roma cinto dei più intrepidi fra i suoi amici contrabbandieri, mentre la sua coscienza di cristiano e di rivoluzionario glielo impediva. La rivoluzione era immatura nel cattolicismo e nell'Italia; clero e popolo non la sentivano. La generosità di una rivolta, che una morte quasi sicura avrebbe bastato ad assolvere in ogni paese, diventava problematica allora che gli spiriti avevano cessato d'intendersi. Nessuno parlava più della libertà d'Italia: Roma e Venezia sembravano due città straniere assediate da stranieri che si difendessero senza speranza; le vittorie austriache ingigantendo nelle fantasie atterrite la potenza dell'Austria rendevano ridicole e criminose le resistenze. Perchè battersi ancora facendo massacrare tanti poveri giovani? E il clero rispondeva insinuando che la rivoluzione non era per l'Italia, ma contro la religione, e il popolo credulo per secolare abitudine malediva ai rivoluzionari, invocando nel papa il santo dei santi. Le minute superstizioni e i miracoli paesani rifiorivano; lo scombussolamento e le morti della rivoluzione che avevano già esasperato le donne e i vecchi, facevano ormai prorompere gli adulti. Si denunciavano all'odio popolare le società secrete, si ricordavano i tempi della schiavitù colla pace delle anime e degli interessi sotto la sacra tutela del papa.
I volontari ritornati dai campi delle varie guerre regionali erano guardati con orrore misto di scherno: avevano voluto distruggere la religione e vinti erano scappati. Malvagi e vili, ingannati o ingannatori.
Il papa sarebbe presto ritornato a Roma e tutto sarebbe finito.
Infatti Roma dovette capitolare. Gl'Italiani che la difendevano, ridotti senz'armi e senza munizioni, si arresero. Roma non si mosse. Molti romani generosi avevano certamente partecipato alla difesa della città santa, ma il suo popolo vi aveva assistito come ad uno spettacolo. Se Roma si fosse difesa come Saragozza, gli eserciti stranieri discordi non l'avrebbero presa; se le popolazioni delle sue provincie fossero insorte, li avrebbero fatti prigionieri. Roma non era più Roma; i Latini, i Sanniti, i Bruzii moderni non somigliavano più ai confederati di una volta, frammezzo ai quali Annibale non aveva osato inoltrarsi. La Costituente si disciolse prosaicamente; Mazzini, ultimo italiano, dovette nuovamente esulare solo.
Appena tacquero i cannoni, squillarono le campane.
La città dei preti e dei servi, usa a vivere della ospitalità degli alberghi, accolse gl'invasori precedenti il pontefice e che tronfi della facile vittoria rattenevano a stento il disprezzo per un popolo senza coscienza di patria in una città, che era stata la coscienza del mondo.
Tutto era perduto. Caduta Roma, Venezia vincitrice non avrebbe giovato nè a sè medesima nè all'Italia.