È presto ancora: la civiltà matura nelle lagrime e nel sangue; la libertà è la suprema perfezione di un popolo.
La Russia aspetterà ancora lungo tempo.
Le due prime Dume convocate e disciolte dal governo imperiale oltrepassarono nel ridicolo la memoria dei parlamenti quarantottisti di Roma e di Francoforte, di Parigi e di Berlino, le idee vi gridavano come fanciulli, le parole vi smarrivano ogni significato: i deputati, attori improvvisati di un teatro posticcio, declamavano coll'occhio fisso alle ultime lontananze dell'orizzonte politico, e coll'orecchio teso agli echi della piazza più vicina. Nessun partito vi era organico: liberali, rivoluzionari, reazionari, patrioti unitari e patrioti separatisti, nessuno rappresentava davvero una coscienza della Russia e dell'impero: banditori di idee, residui di libri, avanzi di congiure, campioni di sètte, delegati di gruppi non sapevano che domandare, perchè volevano tutto o ricusavano tutto, non sapendo scegliere nè fra il vecchio nè fra il nuovo.
Un parlamento si prepara prima nei comuni, nelle province; ha bisogno di una coscienza nazionale equilibrata sull'antagonismo dei partiti e delle regioni, deve avere un governo, sovrastare al popolo, dominare il sovrano.
La nuova terza Duma riuscirà?
«In principio erat verbum».
Aspettiamo dunque la sua parola.
15 novembre 1907.
L'ULTIMO
Così forse lo chiameranno negli annali dell'Islam.