D'un tratto si volse. Tatiana era entrata silenziosamente, avvolta in una veste scura da camera a risvolti sanguigni, ampia che le nascondeva ogni linea del corpo. Nullameno Loris travide le sue pianelline trapunte d'oro.
Non aveva lume in mano, s'avvicinò al letto. Era più pallida; i capelli biondi, pettinati per la notte, le cadevano bipartiti sulle orecchie, dandole un'aria di madonna; egli notò che un merletto della camicia le usciva al collo dall'incrociatura della veste.
Tatiana s'avanzò sino al letto senza alcuna civetteria nel passo. Loris aveva gettato istintivamente un'occhiata alle coperte, appoggiando un gomito sul cuscino.
Poi ella lo guardò con una grande sincerità negli occhi, e gli disse:
— Non lo sapevo.
Loris comprese. Tatiana toccava col grembo il letto, le mani le cadevano inerti lungo i fianchi; ma, siccome egli tardava a rispondere, ripetè semplicemente:
— Non lo sapevo.
Allora Loris abbassò gli occhi; quella donna, da lui assassinata col più turpe dei delitti attribuendole una qualunque complicità nelle due scudisciate, era innocente. Gli parve di vacillare nella rivelazione di una mostruosità, che quel perdono rendeva anche più inintelligibile.
Ella seguitò a bassa voce, col volto intenerito e sofferente:
— L'ho capito solamente molto dopo: voi avevate creduto che io ridessi, sapendo tutto anche prima. Il principe se ne pentì amaramente, benchè non indovinasse il resto.