Tatiana scosse leggermente il capo.

— Voi eravate principessa, io ero un ragazzo raccolto per carità o per vanità, poco importa. I poveri hanno torto di accettare simili condizioni. Il principe fece benissimo a frustarmi, e di lui non mi sarei mai vendicato.

— Egli vi amava.

— Non si amano coloro, cui si fa l'elemosina; ebbi torto di scordarmene. Ma nessuna donna, anche czarina, ha diritto d'umiliare un uomo. Se lo sono diventato, lo debbo forse in parte al vostro disprezzo.

Ella negò.

— Voi non riuscite comprenderlo nemmeno adesso, ma quello che poteva parervi scherzo, diventava per me, nella differenza della nostra posizione sociale, oltraggio: ecco perchè doveva finire così. Non vi è conciliazione possibile fra le due classi, e tutti coloro, che la tentano, debbono in un modo o nell'altro soccombervi. Se il principe non mi avesse frustato, avrei dovuto diventare il vostro giocattolo agli occhi del mondo e ai miei. Non mi conoscevate.

Tatiana si accorse di smarrirsi dal momento che Loris era rientrato sui proprio terreno; ella rivedeva già il suo volto ridivenuto lapideo nell'orgoglio. Allora un grande avvilimento la prese, di essere così venuta in camera sua, a quell'ora, in veste da camera, mentre egli sembrava non accorgersene nemmeno, immobile nella rigidezza del loro passato. Tutto il suo spirito l'abbandonò, non si ricordò più quello che si era detta prima di prendere quella grande risoluzione.

— Oh! Loris....

Egli le appressò vivamente il volto, Tatiana indietreggiò.

— Aspetta, gridò Loris.