— È possibile.
Il principe si alzò in piedi, fremendo.
— Voi scherzate con una passione che non conoscete. È vero, siete libera: il nostro matrimonio è una apparenza, che non mi dà nessun diritto; poi le donne, come voi, vanno conquistate. Ma la passione ha dei misteri anche per chi ne è la vittima: badate! Io vivo da molti anni nella vostra ombra, so tutto quello che soffrite, tutto quello che desiderate, tutto quello che amate. Non s'inganna una passione come la mia; non potete formare un pensiero nella mente, che io non lo senta subito nel cuore.
— Diventereste anche voi spiritista?
— Non insultate, Tatiana: la mia passione merita almeno il vostro rispetto. Io vi amo col delirio del naufrago; non voglio sapere nulla, non voglio discutere. Sì, siete libera, potete aver amato lo Czar, se egli ha potuto piacere alla vostra anima: in questo caso avrebbe conquistato un impero migliore di tutte le Russie. Ma voi non lo avete amato, lo so; egli non poteva comprendervi, non basta per questo essere Czar. Sentite, Tatiana: io non amo che voi, voi sola, non vivo che di voi: non ho più che questa speranza, la mia vita è vuota senza di voi. Ecco come sono: non posso uccidermi perchè vi veggo, e non posso vivere senza.
Le parole gli mancarono improvvisamente. La sua faccia convulsa era diventata più brutta, uno schianto di tosse gli scrollò il corpo magro entro quella lussuosa veste da camera. Egli se ne accorse e si avvilì, ma nell'orgasmo di una risoluzione suprema non potè arrestarsi.
— Bisogna che me lo diciate subito. Vi lascierò poi tutto il tempo che vorrete, perchè credo alla vostra parola. Tatiana, siate mia.
Ella si alzò.
— No, le gridò con nuovo impeto, ascoltatemi, sarà magari per l'ultima volta. Possibile che non comprendiate il mio stato! Siate mia, vi porterò più alto dello Czar, perchè vi è qualche cosa in Russia, davanti alla quale lo Czar trema, e che può da un giorno all'altro rovesciare il suo trono. Non ho bisogno che di voi. Non potete amarmi, ebbene lo so.... Sì, aggiunse rabbiosamente: non sono amabile, avete ragione. Non lo sono! Lasciatevi amare, siate l'elemosina che mantiene la mia vita, e Dio, voi che ci credete, vi compenserà. No, no, ascoltatemi ancora. Non ho nessun diritto, non chiedo nulla, non lo merito.... ma, solo quando vorrete! Avrete i vostri giorni buoni: quando avrò molto sofferto, sofferto come voi sola potete ricompensare, verrò ai vostri piedi; non mi respingerete. È orribile quello che vi chiedo, orribile per voi che non mi amate, per me che vi amo. Lo so, ma è così: non posso, non posso....
Sotto quella bufera ardente Tatiana non provava che un freddo di orrore, come quella volta nella caverna, quando aveva incontrato lo sguardo bianco di Topine fisso sul proprio. Involontariamente indietreggiò; il principe ebbe un gesto delirante.