— Ma di andarmene. Dopo aver fatto di me un uomo, non vorrete distruggere l'opera vostra.
Tatiana dietro la poltrona del principe gli faceva cenno di tacere; sembrava sorridere dolorosamente.
Il principe si girò sui bracciuoli.
— Ah! vi credete un uomo? Infatti parlate come un imbecille: leggetemi piuttosto il Golos, a meno che, aggiunse tossendo, io non vi sia diventato insopportabile. In questo caso non pretendo di sacrificarvi, non sono egoista io.
Tatiana applaudì scherzosamente dietro la testa dello zio, ma questi rimasto di malumore, a mezzo della lettura, li cacciò via tutti due.
Madama d'Aubrivilliers sembrava non sospettare più di alcuna relazione fra loro dal momento che Loris aveva detto di andarsene dal castello; mentre invece i due fanciulli avevano già in comune il segreto di una passione, contro la quale non cercavano nemmeno di lottare. Una indefinibile dolcezza li sorprendeva appena si trovavano soli per qualche minuto; pareva che l'aria si riscaldasse intorno, e le camere stesse diventassero più grandi. Egli sempre più addolorato della propria inferiorità dinanzi a quell'ereditiera di uno dei più illustri nomi e dei più grossi patrimoni della Russia, riparlava sempre di andarsene con un accento, nel quale un fino osservatore avrebbe notato una certa smanceria. Tatiana, più nervosa, s'indispettiva dicendo che lo zio stesso non lo avrebbe permesso, giacchè sino dal primo giorno lo aveva ceduto a lei.
— Allora mi prendeste per giuocare; adesso non potrei essere che uno dei vostri domestici.
— Vi dispiacerebbe tanto di servirmi? Ma sotto la gaiezza dell'accento si sentiva la nota imperiosa.
— Potrei amare, non servire, egli rispose con durezza.
Erano nella piccola sala rossa dai mobili dorati; Tatiana vestita di bianco si baloccava con una lunga treccia di capelli.