Loris ebbe ancora un sorriso.

— Ti piace? mormorò posando una mano sulla spalla di Topine e carezzandolo come un animale: da migliaia d'anni i pari tuoi soffrono tutte le fami.

Sulla faccia di Topine apparve un sogghigno bestiale.

— Mangia, disse Loris spingendolo violentemente su Tatiana.

Allora avvenne una scena orribile. Topine traballando cadde quasi su di lei, e l'abbracciò così che si rovesciarono entrambi sul fieno. Ella si dibatteva furiosamente, quasi soffocata dalla stretta erculea di quell'uomo, che non sapeva ancora tutto quanto voleva, e le pesava addosso con tutto il corpo. Topine le stava sopra alla bocca colla vasta ulcera del lupus, schiacciandole quasi il petto, mentre ella faceva sforzi prodigiosi per scostare la faccia, cercando cogli speroni di ferirgli le gambe.

— Ah! mordi, gridò ad una speronata, che gli ferì il polpaccio. Quindi sollevandola robustamente la conficcò con una mano nel fieno e le calcò un ginocchio sul ventre.

Tatiana rantolò.

Ma al contatto di quel corpo Topine si sentiva infiammare. Un calore spasmodico gli serpeggiava nelle vene e sulla pelle, facendogli come scottare i cenci che la coprivano. Era diventato scarlatto, cogli occhi bianchi pieni di sangue, la bocca aperta famelicamente; una riga di marcia gli colava adagio per la barba. Egli contemplava Tatiana, quasi svenuta sotto la sua mano, sentendo col ginocchio il palpito molle del suo ventre.

Un urlo sordo sfuggì al petto di Topine, che ritirò vivamente la mano dal collo di Tatiana per portarsela sotto la casacca. A quell'atto Loris si sentì come uno schiaffo sul volto. Ma fu un attimo. La mano di Topine era già scomparsa sotto le gonnelle di Tatiana, raspando ferocemente. Ella tentò ancora di sollevarsi, ma Topine più rapido le entrò tutto fra le ginocchia slargandole, e le traboccò sul collo.

La lotta ricominciò più atroce e più pazza. Ella si divincolava cercando di sfuggire sul fieno, egli le aveva messo un gomito sul collo e la soffocava tenendole sempre la mano sotto le sottane, oscillando alle scosse, che ella gli imprimeva, e perdendo spesso l'equilibrio.