— Dite dunque alla principessa, voi magistrato, che le vittime hanno sempre torto di essere tali, o perchè la natura le gettò sul sentiero dei più forti, o perchè nella loro ingenua vanità pretesero di combatterli. Guardate questa verità nella zona più frivola della vita: chiunque, non sapendo farsi amare, fu respinto o tradito malgrado tutta la sincerità della propria passione, non potrà mai ottenere compensi alle proprie pene se non innamorando con una seconda trasformazione il proprio avversario.

Il principe a questa allusione ironica sussultò; Tatiana aveva perduta la prima disinvoltura, e teneva gli occhi bassi, ma sentendosi quelli del principe sopra li alzò macchinalmente. Una contrazione quasi invisibile di dolore le animava la bocca, mentre l'altro la guardava, trepidando sotto quello scherno di Loris, che li riavvicinava. Ma Tatiana in questa nuova umiliazione sentiva come una dolcezza inesprimibile evaporare da tutto il suo essere di donna, e confondersi coll'amore del principe. Una bianchezza luminosa le passò sulla faccia, allorchè alzando gli occhi verso Loris coll'indefinibile umiltà degli innocenti, che soffrono, gli rispose in un murmure:

— L'amore reietto diventa così nella creatura amore divino.

Poi la conversazione cadde.

Quando Tatiana si levò da tavola per passare nell'altro salotto, Loris tardò abbastanza perchè il principe dovesse offrirle il braccio. L'accento sottomesso di Tatiana in quel primo scontro gli aveva dato un compiacimento di superbia, nel quale vibravano già alcune note voluttuose. Malgrado tutti i propositi non aveva potuto schermirsi da un senso di viva ammirazione contemplando quella fragile ed altera bellezza di Tatiana, così dissimile dalla fanciulletta di un giorno, ora che una malattia forse inguaribile, isolandola tratto tratto nell'impotenza del sesso, aveva dato alla sua fisonomia una spiritualità dolorosa. Quella malattia era forse l'orma lasciata sovr'essa da Topine; Loris non potè dubitarne nemmeno un istante, e la sua stessa brutalità ne fu scossa. Quel martirio di tutta la vita era troppo per un fallo, che la storditezza della gioventù avrebbe dovuto scusare.

Ma la sventura, innalzando Tatiana sulle cime più pure dell'essere femminile, aveva raffinata la sua anima collo stesso esercizio dei santi, che lungi dai contatti del mondo cercano la vita nelle indicibili rivelazioni dell'ideale.

Un ricchissimo samovar d'argento fumava tenuamente sopra un tavolino. Il salotto era piccolo, tutto in legno come una cabina; molte pelli di orsi e di leoni pendevano alle pareti da grandi chiodi neri; sul pavimento di quercia a quadrelli un breve tappeto persiano dai colori smaglianti sembrava una fiorata. Nessun specchio. Un lume enorme a petrolio, in bronzo verde, sostenuto da una catena ardeva come un braciere; nell'angolo un pianoforte verticale nero, in quella chiarezza di tutto l'altro legno, diventava cupo come l'abito di Tatiana. Sedie e poltrone erano di modello americano a bastoni ricurvi, piegati a vapore, con una tela rada e fine di scorza.

La canzone del samovar saliva gorgogliando.

Loris si guardò attorno; se il salottino avesse oscillato si sarebbe creduto in alto mare.

Mentre Tatiana preparava il the, il principe fumava cogli occhi socchiusi; Loris imbarazzato da quella loro disattenzione cercò sulle pareti qualche oggetto, cui interessarsi. Non vide che il ritratto di un cavallo. Nell'aria caldissima passava il soffio continuo della bocca del calorifero cerchiata di ottone. Quando il the fu pronto, Tatiana ne portò la prima tazza al principe, trattandolo così piuttosto da padre che da marito; poi venne coll'altra verso Loris colla fredda disinvoltura di una gran dama. Gli porse la tazza, e andò a sedersi presso il principe.