—Quanti anni hai?
—Ormai quindici.
—Vuoi che facciamo all'amore... dalla finestra? vuoi? Devi essere tanto buono! Ma tu leggi spesso, che cosa leggi?
—Il Conte di Montecristo.
—Se vorrai dei libri domandamene, ne ho anch'io. Addio, Leopardi.
Il ragazzo non comprese quel nome ed uscì tutto ilare, ricomparendo subito alla finestra col cane.
Ida gli fe' un cenno amichevole con la mano, egli sorrise. D'allora non passò giorno che non si parlassero.
Era una domenica di febbraio, calda di sole. A quando a quando tepide ed indefinibili esalazioni passavano sulle vie della città formicolanti di gente in abiti da festa, che pareva più allegra in quella stupenda giornata a mezzo di un inverno troppo rigido di ghiaccio e frequente di nevi. Ida si appoggiava stanca al davanzale. Invano la Lucia avea messo tutto in opera per trarre seco ad una passeggiata la signorina, la sua dozzinante, come la chiamava colle amiche, giacchè per le stesse ragioni di vanità Ida rifiutava quasi sempre, e quel giorno vi si era ricusata anche più seccamente del solito. Le pareva di non poter camminare; piuttosto che vestirsi si sarebbe mille volte meglio spogliata in faccia a quel sole, che le allagava la camera prima di tramontare. Era sola in casa, aveva quasi caldo. Spalancò tutte le finestre, rigironzò per le stanze, fermandosi più lungamente nella bottega ad osservare gli abiti incominciati e quei due grandi figurini insinuati negli sportelli della credenziera. Ma quelle figure di uomini la indispettirono, tornò allo specchio. Le parve di essere più pallida e più bella; si sedette, girò ancora, andò alla finestra.
Rocco l'aspettava: non lo salutò nemmeno.
Il suo sguardo correva sull'azzurro colla fuga di una meteora; si sentiva battere il cuore e tratto tratto come il vellico di una carezza sul collo, che glielo stringeva al pari di un laccio. Poi il respiro se le ingrossò così che dovette rizzarsi, incolpandone tacitamente la posa sul davanzale. Il sole le batteva in faccia.