—Grazie—disse il signor Capo, Foresti—è la prima volta che mi sento fare un simile elogio. Peccato che lei non sia un ispettore dello Stato.

Il piccolo signore sorrideva con aria olimpica; volle nelle sue piccole mani prendere la grossa mano del signor Foresti; la voltò, la rivoltò, la esaminò.

—Una mano simile—disse con profonda convinzione—vale tutto un codice di legislazione sociale. Pensi che questa mano mi ha risparmiato un mezzo accidente. Io schiattavo dalla bile. Pensi che in treno quel prepotente si è permesso di fermarmi il braccio che voleva tirare il campanello di allarme: il suo vestito bianco gli premeva più della mia soffocazione! Io voglio proporre per una ricompensa quell'egregio macchinista che alimentava così vigorosamente il fuoco, che usava con tanta opportunità il soffiante... Ma lei, lei poi come ha risposto bene, che dignità, che correttezza! Oh, se tutti i funzionari dello Stato sentissero la responsabilità del proprio ufficio; considerassero lo Stato come, come dire? come la rocca Capitolina delle istituzioni sociali, e non come la vacca da mungere...! Ma che cosa posso fare io per lei? Mi esprima un suo desiderio, io sarei ben lieto, ben onorato...

Il signor Capo aveva smesso di levare la pelle a certe infami fette di mortadella e fissava il suo interlocutore. Il suo aspetto era molto autorevole.

—Oh, io—disse quell'incognito autorevole signore—proporrò per prima cosa tutto un regolamento sull'uso dei finestrini: infatti la legislazione delle ferrovie dello Stato è muta a questo proposito. E lei, scusi, mi viene un'idea splendida, possederebbe per caso una qualche laurea in legge? No? Peccato! Io la proponevo subito all'Ufficio centrale per le contestazioni legali...

—Ma scusi—fece molto turbato il capostazione Foresti—lei chi è?

—Chi sono? Ah, sì, chi sono?—e trasse e presentò al capo-stazione il suo biglietto da visita: Cav. Comm. X. Y.—Ispettore capo delle Ferrovie dello Stato.

***

E fu così che il signor capo-stazione Foresti fu trasferito in una grande città, dove potè respirare l'aria balsamica dei grandi corsi, l'aria igienica dei teatri scintillanti, dei caffè-concerto; dove i suoi occhi poterono contemplare delle donne pulite, autentiche, all'ultima moda; dove potè consumare tutto il suo capitale di salute prima che la barba diventasse totalmente grigia.