— Signore, io sono di una città di qui molto lontana. La mia età — non stupisca — è di soli quarantacinque anni. Da giovane non avevo questa fisonomia, nè questo carattere; ero un ragazzo discreto e anche molto allegro. Ero la consolazione dei miei genitori e la gioia degli amici. Sapevo cantare le canzonette napoletane, facevo i ritratti in caricatura, avevo insomma dello spirito come si dice; adesso non ci credo neppur io di essere stato così.
Lei si chiamava Sara ed era una giovane di famiglia forestiera andata a male; mica nobile: ma che si teneva su a furia di superbia e di debiti. Quanto a dote, non portò che il corredo; tutta roba molto fina, ma ricordo la povera mammina che diceva: «queste sono tutte ragnatele; a questa ragazza bisogna farci anche la camicia». Dei suoi genitori e dei suoi fratelli, tutti dati alla bella vita, chi ne diceva bene, chi ne diceva male; ma di lei, di Sara, nessuno poteva dire una parola cattiva. Aveva una gran distinzione di modi che metteva soggezione anche agli uomini. Non era quella che si dice «una bellezza», ma aveva un certo fare, una certa linea che affascinava; le palpebre degli occhi, grasse; e gli occhi ridevano da sè. Nelle feste che si davano al casino dei nobili, anche se aveva un vestito modesto, tutti guardavano lei.
Diventò più bella dopo che la sposai; ed io ho notato che le donne che sono buone mogli, si accartocciano un po', diventano bruttine; quelle altre, invece, fioriscono meglio.
Il prefetto, un senatore, e altri vecchioni dell'aristocrazia le facevano una réclame più che se lei avesse avuto un milione di dote. La invitavano con la sua famiglia a casa loro e non facevano che spargere la voce del suo spirito e delle sue grazie. Imagini lei, signor mio, se lei avesse degli adoratori!
Anch'io, naturalmente, le facevo la corte a furia di lettere lunghe, quasi una al giorno. «Non ti verrà mica in mente di sposare quella lì! — mi disse un giorno il mio povero babbo —. Non fa per te quella roba lì.»
Un giorno mi ferma lei stessa per la strada e mi dà la mano.
«Via, non si faccia vedere così — mi disse sorridendo, — mi accompagni e andiamo ai giardini, come due buoni amici che camminano pei loro affari.»
Quando si arrivò in un viale dove non c'era gente:
«Ho ricevuto la sua ultima lettera — disse, levandosi i guanti e appoggiandosi all'ombrellino: — è scritta con molta passione e si capisce che lei è un'anima fedele e buona....» E proseguiva: «Sì, io ho bisogno di essere amata così: da un uomo buono e fedele come lei.»
Io allora le domandai se mi voleva bene e lei mi ripose: