I due si scambiarono ree parole, non mai udite dai benefattori dell'umanità: campion da pipa! manico di scopa! ruffian! figura porca!
Beatus stette ad ascoltare questo linguaggio umano, poi li tranquillò tutti e due e disse:
— Dividiamo il pst pst a metà.
Dopo tutto, le spese le aveva fatte lui, il povero rosignolo, il povero gallo.
Ah, triste nascimento! Gli parve che come una maledizione cadesse su la sua casa. Quelle due creature davanti a lui che respingevano il nascimento! L'uomo e la donna lì, davanti a lui, respingevano a gara quella vita che correva al suo nascere.
Beatus ne sentì pietà. Non per quella vita, che era lì involta; ma così in genere, come per l'usignolo, come per ogni cosa che vuol vivere.
Oh, fulgore degli antichi riti! O Hymenaee Hymen, O Hymen Hymenaee!
[pg!177] E Beatus vide le parole del poeta, che correvano alate:
«La forza dell'uomo rapisce la tenera vergine. Già appare la sposa novella. Cinta ha la testa di maggiorana; ha il giallo manto, e il piede di neve è retto dal rosso calzare. Le fiaccole nuziali, nel vespero, scuotono le chiome d'oro.» Canta, per la notte, il grande inno d'amore! Ma l'impeto d'amore trapassa e si placa per la fecondità e per la prole come per attimi meravigliosi: «O uomo, io voglio che un pargolo, dal grembo della madre sua, porgendo le tenere mani, a te dolcemente sorrida dal semiaperto piccolo labbro».
Lì era il padre che respingeva il nascimento; la madre che guardava quel nascimento come un tumore, di cui aveva chiesto al medico l'estirpazione.