— Quella che i fagociti hanno combattuto contro i misteriosi microbi della febbre spagnola.
E Beatus aveva la sensazione che il suo corpo fosse come la madre terra che sostiene tanti milioni di combattenti, e non se ne accorge.
«Ecco i leucociti, i fagociti, mobilitati per la caccia alla spagnola. Il mio corpo è un campo di battaglia. Ma forse è la Morte che ha tanto da fare in questi giorni! Del resto lei sa dove sto di casa.»
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Ma forse fu anche opera della signora Alice, una inquilina della casa, la quale venne e portò una tazza di brodo, un uovo fresco, un'ala di pollo: tutte cose rare nell'estate del 1918. E questa inquilina non soltanto portò il brodo e l'ala di pollo, ma rassettò la camera e mutò le lenzuola, anzi prestò lei le sue lenzuola, perchè soltanto Scolastica sapeva dove erano e se c'erano ancora le lenzuola. Ma Scolastica era assente. E allora apparve a Beatus quel Cristo, che aveva veduto in quella chiesa di Romagna, e questa domanda gli batteva nel cervello: Quis est proximus tuus?
E quando la signora Alice non poteva venire, mandava su una sua bimbetta, e spesso venivano tutte e due; e a vederle facevano sorridere: lei era una donna di così vaste proporzioni che ingombrava di sè quasi tutta la camera, mentre si chiamava Alice, un nome che dà l'idea di una figurina sottile; e la bimbetta si chiamava Elena, il nome della gran femina! E invece era una bimbetta rachitica, [pg!124] col corpo di dieci anni, il volto grinzoso, ed il mento aguzzo; e una zazzera avea nera e tonduta, legata con un nastro rosso. Pareva la figura del diavolo zoppo nelle vecchie illustrazioni del Le Sage. Ma ella aveva una infantile, dolcissima cantilena umbra con parolette piene di assennatezza, per cui Beatus, comparando quel suono col ciacolar di Scolastica, gli parve che mai San Francesco avrebbe potuto nascere nel Veneto.
La formidabile signora Alice era una piccola borghese, e proprio di quelle spregiate terre del sud, che nelle terre del nord sono dette terra matta o terra ballerina. Nominava spesso quegli idoli che si vedono a Napoli sui comò, e portava una capigliatura nera elaboratissima, sì che pareva senza fronte. Non tutto, dunque, è nella fronte?
La bimbetta non era sua figlia, ma una trovatella, raccattata per via, e che lei aveva pulito, vestito; e le aveva messe scarpe ai piedi, e le aveva promesso, se fosse stata buona e ubbidiente, che la avrebbe tenuta alla prima comunione. Ma la bimbetta non aveva bisogno di ammonimenti: faceva lei per casa; capiva e — ridendo con gli occhi nerissimi — guardava [pg!125] Beatus, che stupiva come ella capisse. «Fidatevi di me, signo' — dicea. — Capisco, ho capito!» E aveva capito! Perchè Scolastica se ne era andata senza dir nulla: ma la sua roba era ancor lì. Faceva tutto lei, la bimbetta: «Voi statevi quieto». E anche andava nelle farmacie lontane lontane a prendere le medicine.
Ma una sera la bimbetta non tornava. Era andata tutta baldanzosa a prendere una medicina che non si trovava più se non in una farmacia lontana lontana, e per grazia dell'amico dottore: una medicina tedesca, che abbassava la febbre, ma non indeboliva il cuore.