La nomina del duca degli Abruzzi ad ammiraglio supremo, un colpo alla gerarchia burocratica dell'esercito, fanno credere che qualcosa si stia preparando.

Ma dove è l'uomo di genio, il divinatore del momento? Cavour è morto da tempo, e i nostri uomini politici si consumano nel provvedere come arrivare alla sera.

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Noi non odiamo la Germania — siamo d'accordo, come scrive Borgese nel Carlino d'oggi. Noi anzi non abbiamo mai odiato. Nel '48 permettemmo la ritirata di Radetzky da Milano nel Quadrilatero, e si poteva tagliare a pezzi la serpe ferita — come voleva Cattaneo: nel '59, dopo Magenta, nessuno torse un capello agli Austriaci che evacuavano Milano disperatamente: nel '66, a Custoza, il buon tenente De Amicis lagrimava! Latin sangue, troppo gentile!

Ma Borgese vede ancora la Germania spirituale di Schiller, Beethoven: di Arrigo Heine, no! Arrigo Heine amava troppo la verità ed il sarcasmo; ed i suoi compatriotti non gliel'hanno mai perdonata.

La Germania romantica, formata di uomini, tutto spirito, che camminano per la neve, fra i boschi, ragionando soltanto di metafisica e di morale, non esiste più che in letteratura!


29. Sabato. Stamattina, patatrac! Il treno aveva un'ora di ritardo. Il piccolo monello che viene coi giornali a furia dalla stazione, sulla bicicletta, è assalito.

Vedo l'intestazione del Carlino: Sette eserciti tedeschi invadono la Francia. Non c'è bisogno di leggere altro. Il Mattino, francofilo, non dice nulla. Parla dell'avanzata russa. Ma io non credo più ai Russi. Sono un mito. Godono di una fama usurpata i Russi. I Cosacchi devono essere dolci persone.

Il Giornale d'Italia ha un'intestazione spaventosa come il Carlino. Assolutamente è finita.