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Il giornale d'Italia ha una lettera del Sergi. Deve essere vecchio questo illustre professore. La sua voce ha accompagnato la mia giovinezza e ne conservo un'impressione di intollerabile fastidio. Deve anche lui, già da tempo, avere scritto qualche cosa, in nome della scienza, su la Decadenza latina. Argomento di moda! Ma i Tedeschi son gente seria, e ci prendono sul serio, che diamine! Deve avere anche lui, il prof. Giuseppe Sergi, aver scritto qualche cosa, in nome di Lombroso e della scienza, contro il Leopardi: «la scienza assicura questo, la scienza vieta quest'altro; chi non è fisiologicamente allegro, come vuole la scienza, chi dubita dei felici destini del genere umano, sarà collocato da noi nelle tavole degli squilibrati, dei paranoici, dei malati, come questo infelice maniaco e monocorde poeta, Giacomo Leopardi».
Confessiamo la nostra viltà: il timore di apparire nelle tavole dei mistici, dei pazzi, dei delinquenti, come si vede nei libri di Cesare Lombroso, mi rese assai timido ed allora vestii il mio pensiero di un tenue sorriso. Ognuno si difende coi mezzi che ha.
Ed ora, strano! il prof. Sergi scrive una lunga lettera di protesta contro la distruzione di Louvain; e vi sono queste parole: La guerra europea che ora si combatte, ci mostra che l'uomo è sempre barbaro, anche quando ha una cultura superiore. I Tedeschi, nessun lo nega, sono maestri nella scienza, nell'arte, nell'amministrazione, nell'educazione, ma hanno rivelato che tutta la cultura non ha umanizzato l'uomo.
Ma non disse tutto questo Santo Francesco a frate Leone, quel dì che per la neve andavano da Perugia a Santa Maria degli Angeli? «O Frate Leone, pecorella di Dio, benchè il frate minore parli con lingua d'angelo e sappia i corsi delle stelle, e le virtù delle erbe, e gli fossero rivelati tutti i tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli, e dei pesci, e di tutti gli animali, e degli uomini, e degli alberi, e delle pietre, e delle radici, e delle acque — cioè benchè l'uomo fosse scienziato di ogni scienza, ricco di ogni ricchezza — scrivi che non è in ciò perfetta letizia».
E leggevo con passione il mirabile fiore di quelle leggende, nella scuola, fra l'immenso stupore. Ma lo stupore cadde, e le rivedo ancora tutte le facce dei miei allievi del Politecnico, improvvisamente spalancarsi e, dal silenzio, scoppiare in un'immensa risata: tutta una parete di teste che ridevano, fin su, agli ultimi banchi. Rivedo la scena dopo tanti anni.
— Ma era un pazzo, san Francesco! — disse in fine uno studente, con voce pietosa come se anch'io, lettore, precipitassi in quella follia.
— Lo dice il Lombroso, infatti, ma non è ben dimostrato.
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2 Settembre. Bombe da aereoplani su Parigi. Die Taube, la colomba che getta bombe! La ville lumière, il cervello del mondo, era ridicolo. Una lezione se la meritava la Francia, ma le bombe — avviso...., ma l'oltraggio di avvertire Parigi con bombe giù dai Tauben... Meglio i mortai!