Il mio giovane ussaro della morte è avvilito.
— L'aquila spennacchiata dalle botte, dai tacchini, dai galli...
— Eroico gallo di Francia....
— Ah, signore, non può essere! Il Gran Stato Maggiore tedesco ha preveduto anche questo. Deve essere una mossa strategica. Ah, potere trovarsi là!
— .... Se dopo si rimanesse in vita, come credono i giovani....
— Ma morire per una gran causa non è morire.
* * *
Più grave, pare, la condizione dell'Austria. V'è chi la dà per disperata. Ma chi ricorda i prodigi di resistenza militare di quell'Impero, ne può dubitare. Comunque, pare grave. Certo, dopo il 1866, l'Austria privata della secolare base germanica (Sacro Romano impero) costretta (Drang nach Osten) a cercare con la conquista altra base d'Impero in Oriente, ha qualcosa di fatale. La Prussia, per quanto cavallerescamente fedele, non darà mai ciò che Guglielmo I e Bismarck tolsero con Sadowa.
I nunzi degli immani colpi di maglio che l'esercito russo impone, hanno una ripercussione impressionante in Italia. «Abbasso l'Austria», fu gridato ieri a Roma. C'erano persone di tutti i partiti. Ma è possibile ora? Forse quel sabato sera che venne Renato Serra da me, al mio ritorno da Bologna, e un fremito scoteva il suo corpo come nel presentimento di un attimo storico perduto.
Sarebbe cosa nobile, ora? Si racconta che, quando avvenne il terremoto di Messina, fu detto in Austria: «Questo è il momento buono!» Ma diremo noi lo stesso?