La notte è passata tranquilla, ma al mattino presto, sul più bello del sonno, un gatto mi ha svegliato. Bisognava sentire che miagolii! e poi me lo vedo entrare in camera con la coda dritta, tutto spelato, con due occhi e la gola aperta proprio verso di me. Ma questa è la casa delle bestie! «Gnau, gnau!» «Cosa vuoi? Via!» Macchè! «Adesso mi monta sul letto.»
Mi è venuto un pensiero spaventevole: «È un gatto arrabbiato!».
Mi butto giù dal letto, trincerato a buon conto da tutte le coperte, e munito del candeliere di ottone. Riesco a respingere il gatto e barricare la porta.
Riprendo il sonno.
[pg!131] Al mattino fatto viene la Lisetta, e dice: — Che bel sole, eh? — ma io le racconto la storia del gatto.
— Una gatta. È un regalo lasciato dagli inquilini di prima. Povera bestia! Non ha trovato più nessuno in casa, ed è rimasta affamata.
— Ma voi avevate il dovere di spazzare via quella bestiaccia. Che diamine! Io le darò da mangiare una pillola di stricnina.
— Non lo faccia, signore! Sa che ammazzare una gatta che dà il latte, porta disgrazia?
— Dà il latte?
— È il mese di maggio, e la gatta ha fatto i gattini. Ecco qui la colazione.