L'altro giorno, visita, — chiudeva il corteo il cane Leone — al brolo, all'orto. Pere e pesche sono l'ambizione della signora. Ma i bruchi all'interno [pg!139] e i ladroncelli all'esterno, costituiscono una minaccia perenne, come il Comune socialista.

— Non si può salvar niente! Vi sono queste pesche che vengono mature adesso, di giugno, grosse così, e che sono una bontà. — Le ha persino contate. Macchè! — Oh, ma c'è adesso Leone per quei ladroncelli.

Io cito la Svizzera dove le pesche possono pendere sul capo dei passanti senza che nessuno le tocchi.

— Quelli son paesi! Da noi non c'è nessun rispetto per la roba degli altri!

Visitiamo anche il porcello, già a me ben cognito. Mi dice la signora: — Ogni anno, per Natale, ammazziamo il maiale, perchè, lei capirà, se si dovesse comperare tutto alla bottega, non si finirebbe più, col prosciutto oggi a 0.90 all'etto. Pensi! Noi facciamo in casa i salamini, i ciccioli, le finocchiate, le coppe, il budino dolce col sangue.

Il porcello, metà roseo e metà bianco, in età ancor giovanile, viene fuori baldanzoso e ignaro di queste cose che lo riguardano. Il cane lo annusa con benevola sopportazione.

— È un maialino inglese, un Yorkshire — dice l'avvocato.

— Carino, eh? — dice la signora. — Sentisse che prosciutti!

[pg!140] Mi accorgo che esiste fra tutta quella ménagerie una certa familiarità. Guardo Oretta che mangia i ciccioli e il salamino. Forse questo matrimonio è una mésalliance.

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