— Oh, sì, tante! Io portavo la testa rasa come i frati. Eppure, veda stranezza! Avevo con me questo tubetto di profumo, e mi dava la sensazione di cose pulite, un'ebbrezza quasi sensuale. Eccolo!

Guardo. — Oh! Fornito da noi! Nostra fabbricazione. (Che caro giovane!)

— Certo — continuò Melai — bisognerebbe non ritornare in Italia! Sanno che io nei primi giorni avevo la nostalgia dei tremila metri? A Torino, a Milano, caffè aperti, cinematografi aperti, la luce elettrica, la gente che vi guarda con occhi strani. Batte le mani, guarda con curiosità. Non sanno che andiamo a morire? Gli amici vi riconoscono e dicono: «Oh, chi si [pg!181] vede!» Come dire: «Non sei ancora morto?» No, il paese non sente la guerra! Quegli altri sì, la sentono! Anche il nostro soldato non sente la guerra; si batte bene, muore; ma per lui la guerra è disgrazia. Chi sa? Forse per questo siamo eroi. Ma i giornali questo non l'han detto.

— Ma non interessano i giornali? — domandò l'avvocato.

— Non interessano.

— E chi vincerà la guerra?

— Non interessa! Interessa a chi poi scriverà la storia; a chi, dopo, dividerà la terra; ma a chi deve morire non interessa.

— Ma la patria? ma la gloria? — domandò l'avvocato.

— Sì, certo — disse Melai. — Ma non so perchè: tutti quelli che sentono la patria o la gloria se li porta via la morte. Sono come dei predestinati.

Madama Caramella era con la gola aperta, come avesse dentro una domanda che voleva venir fuori. E venne fuori.