In quel punto nel silenzio della campagna si sentì tin tin, dolcemente. Era l'Ave Maria.
Oretta fece il segno della croce. Quasi ci segnavamo anche noi.
*
Abbiamo accompagnato Melai al tram per la partenza definitiva. La signora mia suocera lo ha avvertito che in fondo alle calze troverà la sorpresa di una caramella.
Io gli ho detto affettuosamente:
— Lei, signor Melai, è un po' alto di statura. Veda di non sporgere con la testa. E se mi permette, eviti le azioni cavalleresche. Io, intanto, le manderò della polvere di nostra creazione contro le bestioline.
Il ritorno fu molto eloquente fra me e l'avvocato; monosillabico con la signorina Oretta.
— Si ha da vedere — dice l'avvocato — dopo tanti anni che è stato fabbricato il mondo, dopo Grozio, dopo Alberigo Gentile, che gli uomini si devano scannare, massacrare! Chi l'avrebbe mai detto?
[pg!184] — Qualche cosa, però, si capiva — dico io. — Mi ricordo dell'esposizione di Milano, nel 1906. Qui c'era il padiglione della Francia: era l'arte de se déshabiller. Di fronte c'era il padiglione della Germania. Bene, sa lei che cosa ci avevan messo all'ingresso principale? Due bocche di cannone. «Ohi là!» mi ricordo che ho detto. E l'anno scorso, un commesso di una casa di Lipsia mi diceva: «Fate buoni acquisti, signor Sconer, perchè quando nostro imperatore darà il segnale, la Germania si muoverà come un serpente d'acciaio». Cosa vuole? Non avevano più soldi, e l'imperatore ha detto: «Ragazzi miei, perchè volete rubare in casa del vostro buon papà? Andiamo a rubare in casa degli altri». È stata una festa per tutti i partiti. Se la va, la va! La guerra è un affare.
— Ah, — esclama forte madama Caramella-è perchè non c'è più religione.