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Abbiamo sospeso la dettatura. Del resto è cosa nota anche nei ministeri che la dattilografia complica piuttosto le pratiche, invece di semplificarle.
Quando lei ha saputo che io ero gerente della società X*** e compagni, fu compresa da molta ammirazione.
Ciò mi compensò degli oltraggi subiti da quella stupida Oretta.
Io le raccontai le mie sventure ed ella ne ebbe pietà: — Oh, povero signore! Ma quelle signorine — diceva — non hanno avuto buon senso.
È sempre quello che è parso anche a me, ma non osavo dirlo.
Io stupisco: ho consumato tanto tempo per cercare chi mi dica: «Io ti voglio tanto bene»; e la signorina Zeta mi ripete spesso: «Quanto sei simpatico, Ginetto!»
Certo la signorina Zeta è un surrogato; ma noi viviamo nell'età dei surrogati: non è indicata per l'erede; ma è tanto tempo che si sente ripetere che gli eredi devono essere aboliti. In questo caso pensiamo soltanto alla nostra felicità personale.
Si trascorre qualche ora piacevole con la signorina Zeta: parla con garbo, non si stupisce [pg!262] di certe sciocchezze, conosce i nomi delle films del cinematografo, delle attrici, se ne intende di mode, di vetrine, è entusiasta della produzione della mia ditta. Tratta l'amore come un fatto di ordinaria amministrazione. Ha un suo decoro, non manca di rispettabilità. La posso benissimo condurre in qualche gita con me. In fondo essa è rappresentativa di una classe che si va sempre più affermando: il proletariato; un proletariato senza calli, direi intellettuale, ma riconosciuto. Potrà occupare un buon posto nel mio stabilimento.