Ecco come sono andate le cose.

Alle due mi vedo arrivare la contessina, Maioli e un terzo individuo: una specie di nanerello, [pg!88] che mi arrivava appena alla spalla, con un abito sport, color kaki.

«Cioccolani,» mi dice la contessina, presentandomi costui. Soltanto Cioccolani! Il nanerello si limita a piegare la testa, come se gliela avessero tirata giù controvoglia con lo spago. Maioli mi spiega che quel signore mi onora di essere la guida artistica. E va bene. Dico: «prego,» e lui non si fa pregare: prende posto accanto alla contessina, e prende il comando lui dell'automobile.

Si comincia il giro artistico: chiese, battistero, chiostri, palazzi, conventi, ecc. Ecco, dirò: a me non importava niente di vedere queste cose, ma già che la proposta veniva da loro, cortesia voleva che avessero dovuto dare le spiegazioni. Invece, come se io non ci fossi stato! In ogni luogo dove andavamo, gran discussioni fra di loro, tanto che una volta venne fuori un prete a sgridare.

A me dicevano: «Guardi lì! Vede questo? Vede quello?» Intanto nelle chiese è tutto scuro e non si vede niente: e poi a me cosa importava? Il bello poi era questo che, quando Maioli mi diceva: «Guardi in su, divino, ah! giottesco, oh! Pinturicchio, abside» che so io, sentivo loro due che ridevano, e lui che ripeteva: «Dinamite, dinamite!»

[pg!89] Mi accosto e guardandolo dall'alto della mia persona, gli domando: — Dinamite, e perchè? — Egli leva verso di me la sua faccia impertinente e dice: — Per buttar giù tutti questi cimiteri del passato, che mettono il loro tabù su l'avvenire. Lei è forse di opinioni contrarie?

— Si figuri! Per me si accomodi pure. Anche noi, a Milano, abbiamo i futuristi che la pensano come lei.

— Superati, oramai — mi risponde.

— Ah, benissimo.

— Sconer, Sconer, — mi dice Maioli commosso — guardi lassù quel trittico. Divino, oh!