E mi voltò le spalle.
Quell'uomo è idiota e terribile.
[X. — LA SIGNORA DALLE CARAMELLE.]
Io sono stato tranchant, come è il mio solito; però ho molto sofferto. «Perchè — dicevo fra me, sorbendo un buon caffè alla pasticceria della Maddalena, deserta in quell'ora, ore dieci del mattino, — sui precedenti della contessina ci si può passar sopra, ma la mancanza di un venerdì.... Se l'erede mi viene fuori anche lui senza un venerdì, io avrò accesa un'ipoteca tremenda su tutto il mio patrimonio, materiale e morale. Ah, questo no! Ebbene, facciamo le valigie, e torniamo a Milano.»
Una piramide di marrons glacés attirò la mia attenzione. Ne presi uno e lo mangiai. Che malinconia! [pg!96] Mi venne in mente il marron glacé scomparso due giorni prima nella bocca della contessina.
Così sono scomparse le mie speranze! Ebbene, onoriamo i defunti, e siamo sempre cavalieri! Io farò omaggio alla contessina di una scatola di marrons glacés. — Prepari — dico al pasticcere — una scatola di marrons glacés e altri ingredienti, che lei mi farà il piacere di recapitare alla contessina Ghiselda.
Forse il dono è un po' volgaruccio, ma rimedieremo con un biglietto che esprima con eleganza questi miei sentimenti.
Io ero tutto occupato a stillare il biglietto, e sentivo dalla parte del banco un confuso discorrere di caramelle, del prezzo delle caramelle, della crisi delle caramelle, quando d'un tratto fui colpito da queste parole:
— Sicuro che ne consumo di caramelle! Ogni mattina, quando mio marito esce di casa, gli metto in bocca una caramella.
Ma chi mai ha proferito queste straordinarie parole?