[XII. — INTERVISTA ANCILLARE.]

La servetta veniva giù per la stradicciuola fra le due siepi di biancospino, col cesto della spesa: passo baldanzoso; testa scoperta.

È una ragazza rossiccia, solida, sagomata alla campagnola, con qualche sovrapposizione di capriccio cittadinesco. Labbra grosse, guance fiorite di salute, nonchè di bitorzoletti.

[pg!102] Le attraverso la strada e le parlo così:

— Permettete una parola, signorina: in quella villa, lassù, avvengono cose molto sospette. Si sentono grida; si vedono segnalazioni con bandiere bianche. Ogni sera, poi, una signorina precipita sino alla linea del tram a dare appuntamento ad un signore con un plico nero. Tutte le sere, e non il venerdì. Perchè non il venerdì? Ciò è misterioso. Voi non ignorate che siamo in tempo di guerra.

La ragazza un po' si mette a ridere, un po' ha spavento.

— Lei è uno della questura?

— Tutto può essere.

— Gli strilli — dice — sono della signorina che canta.

— Col piano, canta?