[XIII. — SECONDA INTERVISTA ANCILLARE.]

Questa signorina Oretta risponde alle esigenze eccezionali del dottor Pertusius. È un po' primitiva; ma trapiantata da questo ambiente rusticano nel mio giardino, ecco, il fiorellino semplice diventerà fiorellino doppio. Io pregustavo — standomi ancora al mattino nel letto dove dormì Giuseppe II e tutti quei re — la gioia di questa trasformazione operata dalla mia mano possente su la semplice Oretta; ed ella esclamava: «Ginetto, tu mi fai soffrire troppo!»

Però non è bene che tu pensi tutto per te. C'è anche l'erede.

L'erede farà ua ua! e altre cose contrarie all'estetica, farà; ed è un pretendere troppo che Oretta con una mammella dia a te la sciampagna eccitante, e con l'altra il latte calmante all'erede. La nascita dell'erede era decretata; e perciò deliberai una seconda intervista ancillare.

Questa volta mi recai all'appostamento della servetta in tutto lo splendore di una toilette primaverile; e perciò la ragazza, quando mi vide, [pg!107] rimase offuscata, e quasi non mi riconobbe. (Il giorno prima mi ero truccato in modo indegno).

— Altre meraviglie vi aspettano, ragazza mia, — dissi. — Ma prima di tutto il vostro nome.

— Lisetta.

— Ebbene, Lisetta, noi siamo destinati a diventare intimi amici. Voi dovete essere la mia collaboratrice.

— Che dica ben su....

— Ecco di che si tratta.... — Ma la Lisetta aveva, oltre al cestello della spesa, un involto in un giornale da cui pendevano laccioli. Evidentemente, un paio di scarpe. — Le vostre, Lisetta?