E queste marchesine qui, donne oramai, ma dagli atti e dalle parole di zitelle, perchè sono rimaste zitelle? Non piacquero? Oh, ma qualcuna se ne deve essere maritata, o deve essere morta, perchè erano tante una volta: il vecchio marchio palatinus procreò secondo il precettò evangelico e non tenne forse in debito conto l'esistenza del signor Ricevitore del registro, rinvigorita dal nuovo Governo. Ricordo che queste nobili giovanette formavano lunga compagnia, a due a due, quando uscivano dal tempio, pudibonde, con gli occhi bassi, insieme ai loro fratelli, anch'essi composti, vestiti di nero, come tanti piccoli San Luigi, vigilati dagli occhi severi del babbo e della mamma. E il gran carrozzone marchionale, tirato da due cavalli da monumento antico, un carrozzone che prendeva tutto lo spazio delle melanconiche strade, che svegliava tutti gli echi storici delle case della città morta? Quanti anni sono passati!
Rimase il tempio, passò il tempo!
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Io ero intento a considerare queste vicende della vita, la quale nel fatto e nella successione giornaliera è continua, ed uguale, quasi monotona, mentre osservata da lontano è così discontinua, varia e strana, quando in un praticello solingo, che si occultava dalla strada dietro l'abside della chiesa (e si elevava nel mezzo una gran croce nera di legno con iscritto su di uno svolazzo bianco I. N. R. I.), vidi una giovane donna, appoggiata alla bicicletta; quella che non sapeano «dove fosse rimasta», cioè Imperia, la marchesina ciclista.
In quel praticello una famiglia di zingari, che percorrevano in qualità di calderai la nostra contrada, aveva piantata la tenda. Il sudiciume di molte terre peregrinate, il sole e le piogge di vari climi avevano deposto una specie di vernice, un impermeabile protettore su quelle carni, su quei volti, dove brillavano pupille ardenti, torve, rapaci. Due fieri cani da guardia guatavano, meno fieri di quelle pupille umane.
La giovane nobile donna parlava con loro domesticamente. Anche lei bruna, alta, superba nelle membra. Bella? Non so, non vidi. Già cadeva la sera: bella e audace la figura. Un torso amazzonio si scopriva sotto la camicetta sciolta; un fine piede, sollevando la gonna succinta, posava sul pedale della lucida macchina: ma gli occhi erano di una bellezza imperscrutabile e nera.
— .... a Belgrado, lo scorso anno, eravamo, — diceva lo zingaro seguitando.
— Quando uccisero la regina Draga? — chiese ella.
— No, dopo.
— Così che non l'avete vista, la regina Draga?