Sul limitare della capanna, la Giovanna aveva posato uno di quei lattoni da petrolio e ne vaporava il fumo e l'acre odore della cipolla soffritta.
— Ecco quello che si mangia noi, guardate, — ella disse, e prendeva così con la mestola la broda, e la faceva lentamente ricadere schizzando: — bucce di pomidoro, patate che avanzano ai porci, strozzapreti fatti col rèmolo, fagioli e acqua di mare, per non consumare il sale! Anche quella, boia d'un mondo, non si può portar via! Bisogna rubarla, e sì che ce ne è del mare! Avete visto? E poi il prete dice che anche noi siamo cristiani.
— E il condimento?
— Sì! Bel condimento! con un soldo d'olio si dà la benedizione in croce per due volte. Ma oggi stia buono che l'è festa: m'hanno dato per carità delle cotiche rancide, e l'ha un odore! Non vede come è buona? Più ne butto (e scodellava intanto), più ne mangerebbero. Bisognerebbe farne un mastello, come si fa per il maiale.
— E non gli fa male? — chiesi accennando l'uomo.
— Male? — ella rispose per lui. — Lascia che mangi, questo disgraziato.
— Male? Male fa a non mangiare, — disse l'uomo. — Oh lei, quel signore, — aggiunse ammiccando al mio compagno, — vuole favorire? Giovanna, porta qua una scodella.
— No, grazie, — disse il mio compagno, sorpreso d'essere stato sorpreso.
— Ma che cosa vuoi che un signore mangi quella roba lì! — rimproverò la Giovanna.
— To'! Vedo che guarda, — disse naturalmente l'uomo. — E poi l'è miga vera? Di fuori io sono povero e loro sono signori; ma dentro, nella cassa, — e indicava la macchina organica, — non c'è poi questa gran differenza!