E lasciai cadere le monete.
E la scritta che si raccomandava al «generoso cuore» mi disse grazie!
*
Ma più invidia ebbi di un altro vagabondo.
Avevo intravvisto dietro la siepe una schiena curva d'uomo, coperta da un mantello grigio; e su la schiena un cappellaccio a forma di petaso d'Ermes, posato in modo che parea non vi dovesse essere, tra cappello e mantello, una testa.
«Che roba è?» dissi fra me, e m'accostai. Al mio accostarsi il petaso si voltò e fece muovere in basso il ventaglio d'una gran barba grigia: sì, c'era una testa o almeno c'erano due occhietti e c'era una gran bocca aperta al sorriso, che disse subito parole che non compresi, ma erano ad esuberanza illustrate dai gesti, che dissero: «Voi volete sapere che cosa faccio io qui? Ceno, signore. Questo che ho qui nella palma della mano sinistra, è il companatico, che è formato di puro sale; questo che ho nella mano destra è il pane, che è formato di puro grano; quella che scorre in fondo al fosso, è la bevanda che è pura acqua. A tanta abbondanza e purità io non mi posso accostare senza rendere grazie al Signore, come voi vedete»; e levatosi il petaso, scoprì un piccolo cranio calvo e, deposto il pane, si frugò in seno e ne tolse un pesantissimo crocifisso d'ottone, appeso ad una grossa catena: lo guardò con occhio intenso come i pittori rappresentano i santi; lo baciò, quindi lo ripose nel tabernacolo del seno. «Ora è soddisfatta la vostra curiosità? Avete nulla a rimproverarmi? No? E seguito la mia cena».
Io allora mi sono seduto accanto a lui con senso umile e nuovo di fratellanza nel cuore. Quel sorriso, se non fosse stato un po' ebete, era degno di un verace filosofo.
Questo mendicante era una specie di mistico. Veniva dalla Spagna, era andato a Roma, poi a Bari, poi ad Assisi, poi a Loreto, ora andava a Venezia.
— E come fai a sapere la strada?
— Preguntando «domandando». Che strano effetto mi fece questo morto verbo latino che fioriva, come voce viva, su le labbra di quel mendicante che veniva dalla Spagna! Che viaggio aveva fatto anche quel verbo! e poi sorridendo sempre, mi mostrò la sua guida. Era una di quelle carte d'Italia che sono congiunte agli orari delle ferrovie. Coll'indice percorse tutto il suo itinerario.