— Non faccia complimenti, vada pure avanti, perchè il mio passo, come vede, non è da mettere col suo, — gli dissi.

— Ma no, — rispose, — andiamo insieme: io rallenterò un poco la corsa, tanto più che non ho fretta.

— E allora perchè si è presa questa scalmana di venir da Milano come un treno lampo? — domandai.

(Oh, stupida domanda la mia! Ma per i giovani l'andare in fretta è cosa naturale come per i vecchi l'andare adagio. Pare impossibile quanto spesso noi facciamo una questione morale di una questione puramente fisiologica!)

La proposta del viaggio insieme non mi sorrise molto: guardai quelle potenti leve delle sue gambe lunghe, quella moltiplica esagerata della sua bicicletta, e sospirai. Eppure, o fosse effetto dell'esempio — come avviene agli asinelli — o beneficio della strada che corre ondulando in lievi e lunghe discese e salite, o miracolo dell'ora e della stagione, il fatto è che percorsi anch'io di volata quei venti chilometri.

Era la dolce terra, erano i verdi colli, le ombrose ville, le borgate, i lontani castelli ammantati a festa come per farmi piacere e persuadermi sempre di più del grande amore della madre natura. (Rettorica! quando avrà bisogno per i suoi affari della tua morte, la proverai la buona madre natura!)

— Ma lei è un routier di prima categoria, — mi disse il giovane commesso, — e per un uomo di quarant'anni non è cosa comune.

— Trentanove, signore! — corressi (oh, vanità!) e augurataci buona fortuna, egli per Salso, ed io seguii per la mia strada.

*

Or dunque mi congratulai ancora con me stesso e con le umili membra che mi avevano serbata questa cara sorpresa fuori della loro primavera. Le lontananze del paesaggio sfumavano nel vapore dell'aria, già radiosa di sole; la strada sotto quel bagliore abbacinava la vista. Eppure che bell'andare! Presso la strada, qualche villa o castello, profondamente sommerso nel verde opaco del parco, mi faceva l'effetto che un sorbetto produce ad un assetato; e tuttavia non riposai a quelle ombre allettatrici, anzi mi fu piacevole il proseguire, e proseguii tutto solo in uno stato d'ebbrezza, che non proveniva da liquore o da vino, ma dal sole e dalla libertà, i due inebrianti che non fanno male. «Quanti bei nomi — andavo fantasticando — ebbero le antiche età per significare questa ebrezza dell'andare liberi, senza orario e senza legge: i romei, i cavalieri erranti, i clerici vagantes, i trovieri; e Iddio — o pensiero luminoso! — fece il mondo rotondo perchè uno può girar sempre e illudersi di andare avanti, anche se torna sui suoi passi.