E il conte Biancolini gli aveva detto:
â Sì, carino, poverino, buona sera.
Quasi gli faceva la limòsina!
Ed egli aveva rifatto quegli scalini, scendendo con la testa in giù, quasi barcollante.
Era stato respinto. Senza che si fossero mossi, tutti lo avevano respinto. Lo avevano appena guardato, e con lo sguardo lo avevan respinto.
Si ritrovava ancora giù tra il popolo basso. Ebbe la fallace sensazione che tutti gli occhi del popolo basso se ne fossero accorti. Oh, vergogna!
Sentiva un fischiare atroce agli orecchi: quell'orrenda parola: Poverino! Guardò i suoi calzoni e li vide. Ah, i miserabili calzoni!
Capitolo III.
I dèmoni.
L'estate di poi, quando Aquilino prese la sua bella licenza liceale con tanti bei punti, ci si sarebbe dovuto mettere anche il nome della mamma sua, perchè è vero che Aquilino studiò; e con Cicerone e con Orazio parlava quasi a tu per tu di tutte quelle cose sublimi; ma tutte quelle umili parsimonie, quelle minestrine col battuto, coi ceci, e tutte quelle maglie e giubboncini pel mercante, a furia di tic e tac coi ferri da calza, li aveva fatti pur lei!