â Forse un po' troppo! â pensava Aquilino.
Una mattina del mese di luglio, e per l'appunto il dieci di luglio, Bobby saltava dalla contentezza come un vero saltamartino.
Cettivaio, per sua fortuna, in quell'estate, cadeva a pezzi, esausto dalla lotta contro gli inglesi, e perciò non offriva più resistenza agli assalti di Bobby. Ma anche Aquilino era esausto.
Si adagiò su di una poltrona, si asciugò l'abbondante sudore; ma, grazie a Dio, era salvo, in fine.
La tabella esposta quella mattina nell'atrio del Regio Ginnasio Liceo, recava Torrechiara Roberto, (idest Bobby), promosso. Oh, ma attorno a Roberto, una strage!
Tutti i nobili amici di lui, privatisti come lui, tutti mortalmente caduti! Egli ne ripeteva i nomi, con esuberante letizia: Un record!
Lui solo, ritto!
Aquilino dovette tenere Bobby per mano durante tutta la strada del ritorno. Gli pareva di essere un villano che mena alla fiera un vitello, o un poledro giovane.
Quando fu giunto a casa, gli diede la molla. â Ora salta fin che vuoi â disse fra sè.
Oh, ma la signora marchesa non ne dubitava che il suo Bobby sarebbe stato promosso! Così naturale! Ma Aquilino solo sapeva quello che gli era costato salvare Bobby dalla strage. Quanta eloquenza (e la persuasione, e la perorazione, e la mozione degli affetti) dovette svolgere, seguendo, su e giù pel corridoio, quel monosillabico scuro regio preside!