«Speriamo in bene — diceva tra sè Aquilino, — ma io ho paura che si torni a casa con qualche cosa di rotto.»

— Veda, signorina, questa dimostrazione non è molto seria. Si dovrebbe, caso mai, fare una di quelle dimostrazioni ordinate, silenziose, come fanno a Londra.

(Aquilino non aveva mai vedute le dimostrazioni che fanno a Londra; ma aveva inteso parlare di certe imponenti e regolate processioni, che erano preposte a modello per tutte le sagge democrazie del mondo.)

Ma miss Edith, o non capiva non stava attenta. Era tutta protesa verso una schiera che avanzava inneggiando alla guerra. Ad un tratto ella si slanciò levando il grido: — Viva la guerra! Io vi porto il saluto della libera Inghilterra. Hurrà !

Aquilino, sorpreso, la seguì, e si trovò fra il tumulto dei dimostranti.

Per fortuna, ecco irruppe di traverso un cordone di carabinieri, che acciuffavano qua e là .

— Attenta, signorina, ci acciuffano! — ebbe appena il tempo di dire, sospingendola con violenza sotto il portico, che la grossa mano di un carabiniere calò su di lei.

La giovinetta si stette imperterrita.

— Carabiniere italiano — gridò, — ti porto il bacio della libera Inghilterra! — E gli buttava baci.

Il povero uomo, davanti a quel bel volto che gli buttava baci, rimase interdetto. Ma una voce rabbiosa che dietro gridava: — Arrestate! arrestate! — fece cambiare di posizione alla mano del carabiniere; e si posò su Aquilino. — Io? — Lui era un saggio giovane. E i carabinieri, sospinti, passarono oltre.