Quando però la presenza di miss Edith mancava â e nelle belle giornate invernali mancava spesso â le lezioni cadevano in tono molto minore.
Fu lo stesso Bobby che fece osservare la cosa al maestro.
â Quando c'è miss Edith, lei fa la lezione che assomiglia al poeta Emme, nostro amico di casa, quando tiene le conferenze. Solo ci manca lo smoking e la gardenia.
Il miserabile Bobby! V'erano momenti in cui Aquilino era preso da Bobbyfagia. Lo avrebbe strangolato!
E non solo cantava meglio, ma anche ammutoliva in presenza di miss Edith, come in quel mattino invernale che miss Edith era apparsa nello studio e scomparsa, subito. Ella tornava dal suo sport preferito, con donna Bà rbera: il pattinaggio. Ella e la marchesa erano brinate come mandorli in fiore: la chioma era chiusa entro un berretto di vaio; un robone candido scendeva, deliziosamente goffo, sino alla caviglia. Dalla mano di miss Edith pendevano i lucidi pattìni d'acciaio. Sul seno, rame di calicanto. Acciaio e gelo e fiori del gelo!
Era apparsa e scomparsa, insieme con donna BÃ rbera.
Ma rimanevan lì, nello studio, da sottili vasi, altri rami di calicanto, il fiorellino dal penetrante profumo: il fiore del gelo. E quel profumo continuava l'imagine di lei, di loro, le belle femmine.
La volontà della marchesa rinnovava fiori nei vasetti, violette candìte nelle scatolette. Sul davanzale della mamma, invece, fiorivano le viole a ciocche secondo lor tempo, cioè in primavera; lì in ogni tempo!
Fuori scintillava la fredda neve crudele; e la miseria batteva i denti: ma lì era il tepore, lì i fiori, lì le dolcezze, lì ogni sensazione piacevole.
Forse questa era la virtù di donna Bà rbera: non sentire, non far sentire attorno a sè â nel trà nsito della vita breve â la mortificazione della verità .