Ad Aquilino era venuto una gran voglia di rispondere: «Ho mangiato molte cipolle».

A quel signore balenava un felice sorrisino maligno, come avviene in un professore che sta per bocciare uno scolaro.

Aquilino pensava:

«Ho capito: qui è meglio dire di sapere tutto, di aver letto tutto, di essere stato da per tutto, di aver mangiato tutti i salmoni del Reno».

*

Ma vi erano cose di cui non avrebbe saputo dir niente.

Che ne sapeva lui di certa gran cronaca mondana? e dell'arrivo dei cavalli al traguardo? e di cotali accenni, talvolta, intorno al vestire muliebre, come di cosa gravissima, e quasi eleusina, per cui vedeva le signore compiere su di se stesse gesti lenti e quasi ierà tici? E quel chiacchierìccio, continuo come quello di Bobby, a spettà colo continuato, come nei cinematògrafi, ma ad imagini mutevoli ad ogni istante, tanto che se ci avesse voluto azzeccare una parola non avrebbe mai fatto a tempo o avrebbe dovuto dire: «Fermi un momento, per carità »? E quell'ingannevole modo di ragionare per cui niuna cosa seria appariva eccessivamente seria; niuna cosa stolta appariva totalmente stolta? E l'inganno stesso della parola! Spesso scintillava il paradosso, ma erano paradossi addomesticati; spesso spumeggiava la parola, ma non era la divina ebbrezza; spesso erano fiamme, ma fiamme innocue come in su la scena.

Ah, il parlare era difficile come il tacere!

E se l'argomento era anche di sua competenza, o non sapeva come afferrarlo o gli sgusciava via come un'anguilla.

La guerra bandita dall'onorevole Luigi Luzzatti contro le figurine poco vestite, ecco un argomento di sua competenza. Ma ecco l'arte, la morale, la bellezza ballare una tal ridda che Aquilino non sapeva se prender l'arte, o la morale, o la bellezza.