AL SENATORE
GAETANO NEGRI
CITTADINO E FILOSOFO ILLUSTRE
INDICE
| Pag. | ||
| Dedica | [5] | |
| Capitolo I. — | Il maestro e la scuola | [9] |
| Capitolo II. — | La dimostrazione dell'11 marzo '91 | [25] |
| Capitolo III. — | Iuvenilia — Alla Croce di Savoia — L'inno A Satana — Giambi ed Epodi — Il discorso agli elettori del collegio di Lugo | [43] |
| Capitolo IV. — | Le Odi Barbare e l'individualismo del Carducci | [73] |
| Capitolo V. — | Il senso eroico — Giosuè Carducci e la giovane letteratura nazionale | [105] |
| Capitolo VI. — | Giosuè Carducci e l'ora presente | [139] |
CAPITOLO I.
Il maestro e la scuola.
Torna alla mente con gran tristezza di desiderio il tempo che io studiava a Bologna; e la rivedo ancora quella severa e lunga aula dell'università con i finestroni dai vetri verdognoli che prendono luce dal pian terreno del cortile interno: la rivedo tutta gremita di uditori; tutti col viso rivolto e teso ad un punto, in silenzio: seduti sui banchi, fitti in piedi e addossati agli angoli, presso la porta d'ingresso. E su quelle teste, le più giovanilmente vive, altre grige o canute, altre di donne diffondenti in quella austerità non so quale femminile lietezza mi pare ancora di udire la sua voce che si spandeva ora vibrata, staccata, nervosa; ora lenta, commossa e saliente come nembo d'incenso. Su l'alta cattedra, in fondo, appariva quel capo poderoso, curvo fra i cubiti, con la fronte ferma, come diga a reggere l'onda irrompente del pensiero; la breve mano bianca agitata a ricercare il libro o l'appunto, pur non ristando la voce.
Qualche volta, sopravvenendo le tenebre, accennava gli recassero una candela e se la poneva da presso; e allora quella fiammella rossa che or s'allungava in sottile piramide e stava immota, ora ballava come un folletto, faceva in quella penombra strani effetti di luce su quel volto animato dall'idea creatrice.
Era l'autunno o era l'inverno nevoso: eppure per quella tetra sala in alto passava la primavera al suono della sua voce, l'eterna primavera del pensiero che Egli ogni volta evocava, viva, luminosa, presente fuori dai secoli che furono.
***
Con ciò non intendo dire che il Carducci sia un oratore nel senso che comunemente si dà a questa voce: l'impeto, la profondità, la larghezza con cui Egli concepisce e sospinge i suoi pensieri non hanno pari riscontro nella fluidità delle parole, e perciò di quel torrente di idee e di imagini solo una parte trova l'uscita; l'altra percuote e rimbalza contro quell'impedimento, e perciò in chi l'ode per la prima volta si genera come un senso di pena; chi invece conosce l'uomo e in quelle parole uscenti a scatti e svincolantisi sente tutto il prodigioso lavoro interno, non può sottrarsi a un senso di ammirazione e di meraviglia.