— Perchè non mi tiri più, nonna?
Max ha sei anni, e ignora il tempo.
Ora il carrettino è lì abbandonato.
Vicino al carrettino giace inerte una barchetta vera, con la polena e due stelle comete. Odorava di pece e di resina. Con gran letìzia Max e compagni su la riva del mare la avean varata nella bella estate, e avean navigato con festose grida: “a Pola, a Trieste, a Fiume!„ perchè essi conoscevano la geografia come il tempo, e come la distanza.
*
Ma la giovane bàlia in quel silenzio dell'antica casa si annoia. Deve svezzare il piccino dal latte, e perciò più che può sta lontana.
Sta nella scura cucina, e sopra l'acquaio estrae dal busto la mammella. Preme con le scure dita l'una e l'altra mammella, e mira con indolenza che pare lascivia, il latte scorrere sul viscido acquaio.
La nonna un po' sorregge il bimbo nei primi passi per le grandi stanze. Ogni tanto il bimbo getta qualche grido gaio. Ma il silenzio dagli angoli lo rimprovera.
Ma il più del tempo la nonna tiene il bimbo davanti a sè, sopra un trapuntino, sopra il tavolo da lavoro.
Gli occhi della nonna guardano negli occhi del bimbo: quegli occhi liquidi mobili tondi dei bimbi, che girano attorno nello stupore della interrogazione, e pare che sappiano tutto.