Nella solitudine della notte, la nonna udì il sibilo del diretto.
Allora ella si levò piano: la vecchia fantesca dormiva; il bimbo dormiva; la balia sonnacchiava con le mammelle bagnate.
La mamma preparò al figlio il caffè. Stava in ascolto: sentì il passo di lui frettoloso nella via. Andò ella stessa ad aprire. “Il bimbo sta bene,„ “Max, bene; andrà alla scuola dell'abicì; la nuora pure sta bene.„
La mamma versò al figlio il caffè così come quando, tanti anni fa, lui tornava al mattino dall'Università, dalla scuola del grande abicì. Allora aveva i capelli biondi: ora qualche filo bianco. Ma è ancora la vecchia tazza del caffè sul vecchio comò, e la mano che gli porge la tazza è ancora la stessa mano: ma un po' più tremante.
La campanella lontana cantò ancor mattutino, e l'alba si svegliava nel cielo.
La mamma domandò al figlio se si sarebbe fermato tutta la settimana.
Oh, povera mamma, fuori del mondo! E gli affari? Appena sino alla sera si sarebbe fermato.
Poi quando il bimbo fu desto e lavato, la nonna lo vestiva: le calzine bianche, la camicina di bucato: le scarpine nuove, le prime scarpine.
— Cinque lire. E le suole sono cartone schietto!
— Si vede che anche in provincia i calzolai hanno progredito.