Ma il signor conte era ossessionato dall'idea del clorofòrmio. Vedeva la moglie immobile sotto il clorofòrmio.

— Povero amico mio, — gli diceva la contessa, — tu ti vuoi proprio ammalare. Non basta che sia ammalata io?

*

Aveva voluto lui accompagnare la contessa alla casa di salute.

Quando la contessa fu portata di là, lui si era abbattuto su di una poltrona, con la destra aveva sbottonato gli abiti sul petto; aveva cercato le sue carni, e si sforzava di far penetrare le unghie nelle carni per soffocare con quel dolore l'altro dolore.

Il tempo passava. Non resse più. Una forza irresistibile lo aveva trascinato sino all'anticamera della sala operatoria.

Una sovraeccitazione del senso auditivo gli aveva fatto percepire, nel silenzio che grandeggiava di là, lo strazio di un grido di morte.

Nulla! Il silenzio era dietro quei muri.

Allora un'allucinazione strana, incredibile, era sopravvenuta: al di là delle pareti impenetrabili, qualcuno rideva.

Ma poi due inservienti della casa lo avevano trascinato via, lontano.