— Vedo che conosci la storia, — mi disse Prometeo.
— E lei allora, o saggio Prometeo, prima di partire per la sua relegazione del Caucaso, disse al fratello Epimeteo: “Sta attento, fratel mio, se Giove ti manderà qualche dono, e tu respìngilo. Non accettare nulla da Giove„.
*
Io avevo parlato forte così che il sordo Prometeo mi intese: il suo volto si colorò di profonda emozione e ripetè:
— Finalmente trovo un uomo che ne sa qualche cosa della storia del mondo. Ma naturale! Quando io portai via la martingala a Giove mi accorsi che il formicone rideva nella barba azzurra e diceva: “Ah, tu vuoi la martingala della dignità? Aspetta, caro, che in cambio ti manderò un bel regalo„.
— E lo preparò in un pacco speciale, confezionato a meraviglia, — dissi io.
— Sei un uomo di ingegno, — mi disse Prometeo. — Già! Fece costruire dal suo capo tecnico Vulcano la bella donna chiamata Pandora e mandolla in dono a Epimeteo. Pandora non aveva un càntaro, o un'olla, — come si vocifera — ma appena una fialetta tra le dita graziose. Era un tubetto quasi invisibile, ma con dentro le colture di tutte le malattie e di tutte le passioni: fa conto come i tubetti di microbi che adesso fabbricano i Tedeschi....
— Epimeteo non seppe resistere ed accolse la ridente Pandora, — dissi io.
— Avrebbe resistito benissimo, — rispose Prometeo, — ma è che Giove adoperò una furbizia di incalcolabile sottigliezza: quasi sottile come i microbi. Invece di mandare Pandora pudicamente nuda, come usava allora, la mandò vestita e con le calze di seta. Forse neppur io, che sono Prometeo, avrei resistito!
— La sua sincerità le fa onore, — dissi io.