Gli domandai, con altrettanta mansuetudine:

— Perchè?

— Anzitutto, — rispose, — perchè oggi sono tornato in buoni rapporti con Giove.

Stupii.

— Oh, che sento mai! Dopo che Giove le ha inflitto parecchi secoli di galera sul Caucaso, inaspriti dall'avvoltoio, lei è tornato in buoni rapporti con Giove?

Rispose:

— Non che Giove sia intelligente, sai? Basterebbe il fatto della creazione per dimostrarlo. Ma non è nemmeno un idiota, e dato l'errore iniziale della creazione, egli aveva provveduto bene col fare camminare gli uomini su quattro gambe. L'errore fu mio ed io fui ben punito. Ma cosa vuoi?, allora io ero giovane, rivoluzionario sul serio come sono tutti i giovani, e dicevo: “Perchè il privilegio della ragione soltanto a Giove?„. Facciamo ragionevole anche l'uomo, e ho rapito il fuoco, come dici tu, o la martingala come dico io.

— Questa è la sua gloria immortale, signor Prometeo.

— Questo è il mio rimorso, citrullo mio dolce! Gli ho castrati a metà con la ragione. Io volevo che con la martingala guardassero in su le cose sublimi, ma l'istinto li porta perpetuamente a guardarsi l'ombelico e oltre! Certo è innegabile che qualche cosa hanno fatto: ronzano coi loro motori a qualche metro dalla cima di Olimpo; scrivono libri; tengono registri; illuminano coi fari le tenebre. Ma non vedi che non sanno spingere un raggio nei loro cuori? La colpa è mia. Sostanzialmente Giove aveva creato gli uomini come gli altri placidi ruminanti. Sono stato io a voler fare delle iniezioni di intelligenza; la intelligenza si è combinata con la bestialità del buon ruminante, e ne è venuta fuori una sostanza esplosiva: per prima cosa Caino ha ammazzato Abele, e sèguitano! Sono capaci adesso questi montoni di Panùrgio di negare persino l'esistenza di Giove. L'uomo è un animale fornito del colletto.