Era una signora di inusitata mole: impennacchiata, frusciante di seta. Ma un omettino sudicetto, vestito di nero, si smascherò dietro Cleopatra.
Doveva essere Antonio.
— Voi siete proprio l'onorevole deputato Pier Luigi Petrucci? — domandò strisciando su gli erre la signora e posando sul tavolo una tozza mano, carica di brillanteria.
— Io sono quel desso, — disse l'avvocato con una sua non illepida smorfia del volto, la quale corrispondeva ad un riso interiore.
— E loro, — domandò egli alla sua volta, — si chiamano realmente Antonio e Cleopatra?
— Legittimi coniugi, — disse l'omarino sudicio, del quale non si vedevano gli occhi, nascosti come erano dietro le lenti nere, ma si vedeva la bocca nera. — Legittimi coniugi, e abbiamo i documenti....
— Dicevo perchè Antonio e Cleopatra....
— Cleopatra, veramente, — disse l'omarino che parlava flautato e dolce, — xe un antico nome di battaglia.
All'espressione antico nome, gli occhi di Cleopatra dardeggiarono Antonio.
— Ciò! — esclamò Antonio. — All'avocato se ghe dixe tuta la verità.