— Io non credo che tale pratica sia raccomandabile, — rispose l'illustre farmacologo. — Vi sono dei virus che, appena trenta ore dopo l'innesto, sono già passati irremissibilmente ai centri....

— Ma scusi, commendatore, io ho letto che il torrente sanguigno si muove con una maggiore lentezza.... — si permise Fulai di osservare.

— Ma non tutti i virus, caro signore, si propagano attraverso il sangue. Il virus rabbico si propaga, ad esempio, attraverso i nervi e non attraverso il sangue. Le morsicature nelle parti scoperte, come la faccia, o i polpastrelli delle dita, che sono ricchissimi di filamenti nervosi, permettono la invasione dei centri in meno di trenta ore. Oh, Dio! io non posso mica fare un trattato di batteriologia qui in automobile....

Il professor Fulai non parlò più: non per effetto di quelle parole, cioè che il “virus rabbico si propaga attraverso i nervi„ ma per uno choc gelido, immobilizzante. Da quello choc — come da nube nera nel cielo — si scatenò un ciclone. Era un'idea unica cresciuta d'improvviso, a dismisura: mostruosa idea che girava attorno vorticosamente nella scatola cranica di lui, come il topo nella trappola: girava sradicando, traendosi dietro tutte le idee della vita consueta. “Ferma!„ diceva Fulai. Orribile tortura invisibile! Non poteva fermare. Non esistevano più freni nella scatola cranica.

A casa, l'ottimo Battista aveva preparato la solita igienica e delicata colazione; ma la zuppa raffreddava: e tre volte blandamente aveva bussato alla porta dicendo:

— Signore, è in tavola.

Ma il Professore era con le pupille fisse su di un dizionarietto, dove era scritto: Rabbia (Rabies): malattia virulenta, comune all'uomo e a certi animali, cani, lupi, gatti, ecc., manifestantesi con sintomi nervosi, poi con sintomi di depressione e terminante con la morte.

— Battista! — si sentì chiamare Battista con voce insolita, — avete voi trovato un topo morto nella mia camera?

— Sì, signor padrone.

— E dove è?