Allora lei lasciò di guardare fuori della finestra, si voltò verso di me, si passò due volte le mani su la cuffietta, poi le incrociò sotto il mento (mi ricordo come ora) e mi dice: “Dica un po': è perchè sono così brutta che lei è tanto sgarbato con me....? Sono brutta, mi dica proprio la verità, sono brutta....?„
Io dovetti scappar via quella sera per non fare e non dire una sciocchezza; ma per quanto mi stesse a cuore la pace e la salute di questa signorina, non potevo dimenticare me stesso che al giuoco inutile e pericoloso già ne soffrivo. Preparare il convito d'amore per l'ignoto amante qualsiasi che sarebbe venuto poi, non era divertente e nè meno molto lusinghiero pel mio amor proprio.
Il giorno dopo grandi recriminazioni; venne la mamma a dire che io avea detto a Lia che era brutta: non poteva esser vero; ma intanto avea pianto tutta la sera; avea detto che la si doveva lasciar morire prima, e tante altre cose tragiche al punto che il babbo quella sera si dimenticò persino di fumare la pipa.
Io, per mio conto, aspettavo un'occasione propizia per risolvere bellamente una condizione di cose tutt'altro che chiare, anzi che si andavano imbrogliando di giorno in giorno: e l'occasione venne con il venir della primavera; Lia era stanca di star qui, di vedere sempre quei pioppi, quei passeri, quel giardino. “Io voglio vedere un po' di mondo: io voglio; — ripeteva sovente. — Sapete che alla mia età non ho mai veduto niente?„ Allora si fece consiglio di famiglia per stabilire un viaggio.
La mamma era per Venezia, il babbo per Napoli, io per Firenze.
“E io per la Brianza,„ disse Lia.
“Ma, cara, la Brianza non è una città, — osservò il babbo, — ma una regione fra i laghi, e già che si spendono dei soldi, vediamo di fare un viaggio utile, istruttivo, di vedere quello che non s'è visto, dei musei, dei monumenti, che so io.„
Non ci fu verso, convenne decidersi per la Brianza; Brianza doveva essere, e Brianza fu; e allora toccò a me tutto il difficile cómpito di stabilire un itinerario, consultare guide, orari, e si passavano le intere serate su la Brianza con carte, guide, Baedeker, tanto che il babbo dopo il pranzo era abituato, accendendo la pipa, di esclamare: “Oh, adesso certamente andiamo in Brianza!„ Gli studi su la Brianza erano alternati con quelli della sarta che veniva a posta da Modena, giacchè nessuno dei suoi abiti da fanciulla le andava più bene. E allora in lei un'impazienza, una vivacità strana di far presto, di andare: qualche volta era anche sgarbata: pretendeva per esempio che scegliessi io la forma del cappellino sui giornali di mode. Ed erano questioni serie perchè lei diceva alla mamma la quale mi dava ragione: “Sissignore, se ne deve intendere, anche se è un uomo, anche se è stato professore, perchè noi siamo sempre stati in provincia e lui invece ha viaggiato....„ La gita in Brianza doveva portarmi la liberazione da uno stato di cose che, come vedi, avea finito per diventare abbastanza increscioso. La signorina andava in Brianza, io stavo per piantare definitivamente il comune, e me ne sarei andato questa volta sul serio: indovina un po' dove? A Vienna. La conoscenza del tedesco mi avea aperto colà una posizione che avea tutti i motivi di credere ottima.
Ogni giorno glie lo volevo dire e ogni giorno rimandavo al dì seguente. Perchè? Non te lo saprei spiegare, o ci vorrebbe di troppo; il fatto sta che così durò la cosa proprio sino al giorno stabilito per la partenza in Brianza: anzi sino alla mattina, una mattina di giugno che era un incanto. Arrivo di fretta alla villa per salutarli e accompagnarli alla stazione e vedo nel giardino una figura nuova, che non avea mai visto in quella casa; stavo per passar oltre, poi mi fermo, guardo: ma è lei, è Lia!
La quale, come mi vide, disse sorridendo: