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Astese non aveva mai avuto nessuno dei fremiti e dei sogni di Leuma, anzi si divertiva a contemplarne lo spettacolo in Leuma: talvolta anche si aggrappava, per così dire, alle gambe di lui; ma a pena si sentiva un po' lontano da terra, lo pregava di tornar giù e fare il piacere di mettere il piede sul sodo.
Eppure a trentasei anni Astese si era fatta — si può dire dal nulla e senza sforzi eccezionali — una posizione invidiabile: avvocato quasi celebre, pubblicista autorevole, in fine, deputato.
Anche io come molti altri mi sono chiesto in che mai consistesse il segreto di tanta fortuna, e non ci sono riuscito. Se lo sapessi dire, come diventerebbe prezioso questo mio libro, e come ne approfitterei io stesso! No, non lo so dire. Ecco: forse ne' suoi occhiali d'oro che ridevano sempre su lo scarno e arguto suo volto sbarbato, e parevano dire: “Noi, dopo aver bene esaminato, pigliamo il mondo sul serio per quel tanto che basta a non diventare scettici o filosofi pessimisti.„
In pretorio, quando cominciava a parlare, diventavano di buon umore anche i giudici: eppure Astese non era un farceur!
Nell'ultima battaglia elettorale glie ne scrissero e dissero d'ogni colore gli avversari: una sola dimenticarono, cioè questa: “Signore, siete antipatico!„ Eppure Astese col suo naso, col suo collo ricordava lontanamente il cammello.
Astese non era un artista e non era un uomo di genio: eppure i suoi articoli erano letti e citati.
Sì, è vero: vi sono piccole qualità preziose: un motore minuscolo produce di più che tutto l'impeto di un uragano. Esistono nel mondo morale, come nel mondo fisico, gli infinitamente piccoli da cui si genera la fortuna nel commercio della vita.
E la potenza di adattamento all'ambiente non la si conta?
Ah, sì! Quando la scienza ci avrà fornito il mezzo per apprendere la forza di adattamento, noi almeno, poveri inseguitori di farfalle e di ideali, impareremo di gran cose!