E pur un sorriso caustico errava sulle sue labbra. L'infermo giaceva insensibile fra noi due, mentre la vettura correva lungo il viale. Eravamo giunti in città: quivi il dottore diede il recapito di una farmacia: come fummo giunti, balzò giù, premette il bottone di guardia e mentre di dentro si apriva, facemmo scendere il marchese.

— Questo è per voi — disse il dottore al fiaccheraio allungando una moneta da cinque lire — ma sarà molto bene che non fiatate nemmeno sulla corsa di questa notte. Potreste avere delle noie anche voi.

— Perchè? — chiesi con cenno al dottore.

Il sorriso ironico gli riapparve ancora sulle labbra.

— Perchè è prudente. Ve lo spiegherò forse fra poco — rispose.

Il giovane di farmacia conosceva bene il dottore e si mostrò servizievolissimo; accese il gaz e preparò quanto il dottore ordinava.

In breve tempo fu praticata la lavatura dello stomaco, gli fu somministrata una forte dose di bismuto, e liberatolo delle vesti e steso su di un divano, gli furono applicate delle compresse calde. Gli accessi dopo alcun poco si susseguirono con minore violenza.

— Molto meglio, oh, molto meglio — mormorava l'infermo sorridendo lievemente al piacere di sentirsi liberare dai tentacoli del dolore — però è inconcepibile, sempre più inconcepibile! Eravamo fra buoni amici! Una zuppa eccellente! Se avessi ecceduto nel mangiare, capirei....

— Ora riposi un poco, signor marchese — disse il dottore —, si metta in calma e vedrà che fra un paio d'ore tutto è passato. Anzi, per far meglio, chiudiamo la porta e lasciamolo al bujo.

Del resto la raccomandazione era vana. Adagiato in un divano del retrobottega, i gemiti andavan cessando: l'infermo si assopiva lentamente.