Ed era sopratutto oggetto del suo stupore quell'immane accozzaglia di donne, splendenti di rara bellezza, adorne de' più strani abbigliamenti; erano le deturpazioni provocanti del trucco, l'abbagliante scintillio di tanto oro e di tanto orpello sotto quel bel sole di maggio; era quella ridda infernale dei colori più strani, quegli atteggiamenti provocanti e decorosi nel tempo stesso che offendevano voluttuosamente la sua vista, sconvolgevano la sua mente, annichilivano il suo essere. E con gli occhi incantati guardava ma non vedeva.

Chi erano quelle donne? L'Idolo. Perchè cercare o scoprire chi fossero: la virtù o la colpa? il Bene o il Male? Era l'immane Idolo.

Cercava Nadina, con un ultimo sforzo, di frugare in fondo al suo animo per ritrovarvi qualcosa di buono, di santo, di antico. Nulla! Tutto era svanito, come un aroma prezioso di cui si è obliato di otturare il coperchio.

E l'obbligo di rispondere al cicaleccio della compagna! La gran dama e la gran mondana ottenevano da Mrs. Evelyne il medesimo tributo di oh! ammirativi.

Le une e le altre formavano una cronaca di vario ma non dispari interesse: cronaca splendente al sole, che non offendeva più.

Ma di ciò che passava nell'animo di Nadina nulla balenò o comprese, nè poteva ella comprendere.

Tutto al più osservava che era molto pallida: che gli uomini la guardavano molto: che l'avrebbero guardata di più se avesse ceduto alle sue esortazioni di vestire qualche abito più appariscente.

In altri tempi e in altre circostanze queste parole avrebbero provocato lo sdegno di Nadina; ora non più! La molla dello sdegno era spezzata, e poi la dama non avrebbe compreso il suo sdegno, e poi le parole di lei erano senza intenzione, corrette, nel modo stesso che la sua vita esteriore era di una correttezza compiuta: nulla che non fosse conforme a dama e a gran dama ella aveva notato nella vita di Mrs. Evelyne, e l'altezza delle relazioni che costei aveva in Parigi la confermava in questo pensiero e le acquistava prestigio. Di che dunque sdegnarsi?

Ma nei pochi momenti di raccoglimento nella sua stanza d'albergo, maggiore era il pallore, più orribile il vuoto.

E non solamente la voce della coscienza non reagiva più, ma quella vita febbrile e pazza le parve un po' per volta la vera vita: necessari e belli le parvero quei riti del lusso, e con terrore pensava che domani quelle mille futili e preziose cose sarebbero per lei state altrettanti bisogni.