«Signor conte, signora contessa, signor commendatore, signor usuriere dal trabucos, signor giovanottone dal collarino ultra-pschutt, signorina gardènia, andiamo a fare una bella ovazione al soldatino sùdicio che torna dalla guerra e sta solo, solo, solo! Ad firmandum cor sincerum, sola fides sùfficit.»

«Siamo andati, siamo andate quando ci fu la Messa di suffràgio per le ànime dei militari morti in Lìbia; siamo andati, siamo andate quando hanno recitato il discorso sugli eroi; siamo andati, siamo andate quando hanno distribuito le medàglie agli eroi. Abbiamo tricoté i berrettoni per l'inverno e le zanzariere per l'estate.»

«Allora su voi, da bravi, bambini, bei bebè dalle brachesse olandesi, andiamo a fargli festa, e belle carezze, e belle carole attorno al bersagliere! battete le pìccole manine, gridate con le argèntee voci: Evviva! Non venite, graziosi bebè? Perchè? Non è questo il soldatin che va alla guerra, màngia, beve e dorme in terra? È sùdicio? è scarmigliato? Già, non ha usato lo shampooing! Orrìbili insetti si infìltrano in chi dorme su la terra di Lìbia che nutre le serpi e i leoni! È tèrreo? Effetto dell'acqua di Marsa-Susa. Ha gli occhi che fanno paura? Effetto di Saf-saf.»

*

Ma ecco fra l'intrèccio dei binari, precìpita, si arresta il diretto.

— Lìnea Bologna-Milano! — si sente chiamare.

Dagli sportelli di prima classe qualche piedino vezzoso appare. Deliziosi visetti scrùtano. Altre valigette, altri fiori, altre piume, altri bebè, altri cagnolini in bràccio. V'è chi scende, v'è chi sale. «Oh, signor conte, signora contessa!»

— Ma cosa fa quel militare, laggiù in coda...! — io sento gridare.

Due, tre guàrdie del treno si precìpitano, fèrmano il bersagliere che già è salito a metà, e lo fanno scèndere.

— C'è la terza! — lui dice.