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È ben tardi oramai. Il sole cade a piombo su le vie affocate. Perchè tutte le vie sono ora deserte? Tutta la gente è sparita. Io non mi ricordo più le vie: io mi sono smarrito fra il dèdalo delle vie. Vedo edifici nuovi che non riconosco più: edifici con mostruosi disegni di fiori, di sfingi, e serpi e leoni. No, non è nei quartieri nuovi, è nei vecchi pòveri quartieri che la mamma àbita. Queste, fra cui mi sono perso, sono le lùcide case degli arricchiti, coi grevi ornamenti.
Il sole è ardente, le vie deserte: un'enorme angòscia mi prende. Io ho smarrito la via. Io non mi ricordo più dove la mamma àbita. Ma dove? Ma dove? Dove sono le antiche pìccole case?
A quest'ora ella attende: la mensa è preparata, tutta càndida, con le vècchie care stovìglie: la mamma ha colato il brodo nella piccola pèntola. L'arrosto col rosmarino è su lo spiedo, è a buon punto. E il fuoco làngue. Ora il fuoco è spento sul focolare. L'ora è passata. Non mi aspetta più la mamma. Io corro, cercando per le vie. In quale casa àbita la mamma? I doni del giorno della festa della mamma mi pèsano su le bràccia: io vorrei còrrere più veloce per le vie; ma un peso enorme, un enorme peso mi grava.
Ah, ecco la vècchia chiesa. La casetta è lì presso.
Quante volte nel dolce mese di màggio io giunsi in quella città, e bussai alla porta della casa! la mamma non c'era in casa; e donne del vicinato dicèvano che era andata alla chiesa: la ritrovavo in chiesa, lì presso, col capo chiuso nel suo nero scialle: mese di màggio; dolci preghiere; profumo tènero di primavera, viole màmmole, erba cedrina sopra gli altari.
Forse è lì che la ritroverò ancora! La vècchia chiesa elevava la fronte davanti a me. Spinsi la grave porta.
E allora mi ricordai che un triste giorno d'inverno sul pavimento di quella chiesa fu posata una bara con quattro ceri intorno, e un manto nero orlato d'argento era steso per terra! E quel manto mi gravava come un enorme peso.